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LA TERRA DI MEZZO “un viaggio in IRPINIA”

Solo dopo aver studiato, approfondito e rispettato la tradizione, si ha diritto di metterla da parte, sempre però con la consapevolezza che le siamo debitori, per lo meno, d’avere contribuito a chiarirci le idee. Naturalmente, se si esita ancorati al passato, la vita che continua diventa vita che si ferma ma, se ci serviamo della tradizione come d’un trampolino, è ovvio che salteremo assai più in alto.

[Eduardo De Filippo]

 

INTRO

L’Irpinia è una terra orgogliosa, marginale a quella Campania illustrata nelle cartoline che fanno il giro del mondo. Tuttavia non è meno suggestiva e ricca di richiami in grado di conquistare il visitatore. C’è solo l’imbarazzo della scelta: gli itinerari possibili sono tanti, da quelli naturalistici e ambientali a quelli culturali, da quelli storici a quelli che attraversano le vie della fede, in un intreccio d’emozioni e scoperte che restituisce un volto nuovo ed ogni volta diverso a questa terra sconosciuta al visitatore.

Da queste parti il tempo ha scolpito segni così forti che è possibile ripercorrere a ritroso il corso degli eventi, cosicché la storia e la civiltà vi hanno lasciato tracce di grande fascino.

Terra ospitale e laboriosa, dove il carattere fiero degli abitanti ha permesso di conservare usi e tradizioni che spaziano in un vasto corredo etnografico, arricchito dai magnifici prodotti della gastronomia tipica del territorio. Una natura incontaminata con suggestivi cromatismi che giocano con la vegetazione dei boschi, spaziano nelle valli, a volte lussureggianti, a volte amene, lambite o attraversate da corsi d’acqua pura e limpida nei quali si rispecchia un paesaggio potente e delicato al tempo stesso, capace di trasmettere serenità e tranquillità.

L’innato rispetto delle genti locali per l’ambiente preserva madre terra, custode gelosa dei suoi frutti, amorevolmente curati in un territorio a tratti ostile, ma riconoscente della fatica dell’uomo, che riesce a raccogliere e valorizzare le tipicità di un’area estremamente interessante per i prodotti che offre. Provincia interna, posta amò di cerniera tra la Campania e la Puglia, l’Irpinia è raggiungibile con facilità. Il suo territorio è attraversato dall’autostrada A16, Napoli-Canosa-Bari che la raccorda al grande circolo viario del Paese; trenta minuti d’auto la separano dal vicino aeroporto di Napoli-Capodichino, qualche minuto in più per raggiungere i porti di Napoli e Salerno.

 

VIAGGIANDO PER LA TERRA DI MEZZO

Iniziamo la scoperta di un itinerario per così dire minore, non battuto dal turismo di massa, che stupisce ed emoziona per l’inaspettata bellezza di una natura ancora incontaminata e intatta.

In primavera, la stagione migliore per godere della mitezza del clima ed assistere al risveglio del paesaggio, si potranno visitare piccoli borghi arroccati sulle alture che, nel corso degli anni, hanno vissuto un rapporto non sempre idilliaco con la natura, a causa di frequentissimi e devastanti terremoti. Tutt’intorno la campagna sembra opera di un pittore: il panorama è fatto di colline ondulate, che offrono continue variazioni di forme e colori, dovute al frazionamento delle proprietà agricole e delle coltivazioni. Unica eccezione le stupende isole di verde boschivo che ricoprono buona parte del territorio a ridosso del foggiano e dell’Appennino Dauno: enormi distese di pini, castagni e querce, una volta rifugio sicuro per le bande di briganti, che hanno vissuto nella zona. Il clima è salubre, l’aria pura, i colori del cielo e della terra intensi e abbaglianti.  Nei paesini è ancora possibile ritrovare atmosfere che molti credono scomparse: il silenzio suggestivo del paesaggio, rotto dal suono delle campane delle piccole chiese e dal festoso cinguettare degli uccelli, che si divertono a disegnare rapide volute nel cielo terso, limpido.

 

LE STRADE DELL’UOMO

Sin da 5000 anni fa e, con molta probabilità anche prima di questo periodo storico normalmente denominato con il complesso nome di Calcolitico, o più semplicemente di Età del rame, l’uomo abitava con insediamenti sparsi l’Irpinia. L’abitava in modi diversi, posizionandosi su colline gessose a controllo di un territorio di passaggio e di strade di comunicazioni fluviali, come sulla collina della Starza ad Ariano Irpino, o scegliendo aree più pedimontane, scelte per regolamentare meglio l’attività primaria, il pascolo e lo spostamento, da monte a valle e viceversa, del bestiame, nel caso degli abitati antichi di Frigento, come testimoniato da recenti ritrovamenti archeologici. Se l’Irpinia è Terra di Mezzo, è Terra di Transito, allora, più che mai, proprio quest’area interna dell’irpinia può avvalersi di questo nome, di queste caratteristiche.

L’uomo l’ha abitata perché la sua invidiabile posizione la rendeva punto nodale nelle comunicazioni tra il versante Adriatico ed il versante Tirrenico, comunicazioni assicurate da fiumi navigabili e da strade, le antesignane dei percorsi Tratturali. Ben lo intuirono i Sanniti della nostra terra, gli Hirpini, che si insediarono in modi diversi su questo territorio nell’età del ferro, controllando la valle del Miscano e i territori a ridosso dell’attuale confine con la Puglia, come ci raccontano gli scavi e gli splendidi reperti di Casalbore, o quelli sul versante opposto di Carife. Lo capirono ugualmente i Romani, che scelsero le aree a valle dei fiumi per i loro insediamenti, e che attraverso la costruzione dell’Appia e delle altre vie di comunicazione verso la Puglia - come la via Traiana - intrapresero la vera colonizzazione delle aree interne, fondamentali per l’unità dell’Impero. Fioccaglie, Taurasi, Aeclanum, Aequum Tuticum, Avella e altri sono i nomi di questa colonizzazione, sono i nomi di un’altra identità politica che fotocopiava, in realtà, un’identità prima di tutto geografica e territoriale, fatta di transiti continui e, quindi, di scambi commerciali, di contatti con culture differenti, di comunicazioni costanti.

 

CULTURA E STORIA

Terra di insediamenti umani sin dalla lontana antichità, l’Irpinia è sempre stata fortemente ambita a causa della sua posizione di confine tra il mondo “occidentale”, longobardo e poi normanno, e la cultura greca e bizantina che, fino al XI secolo circa, dominò la Puglia e parte della Lucania. Pertanto, sembra abbastanza verosimile, e quasi ovvio, avanzare un’identità che passi attraverso le vie dei castelli, castelli diversi tra loro perché nati con diverse funzioni.

Castelli di difesa, come l’imponente castello di Ariano Irpino, castelli residenziali, come quello di Zungoli, castelli nati per controllare piccole porzioni di territorio, come le rocche disseminate nei paesi della Bassa Ufita (Melito, Grottaminarda), castelli che circondano con le loro mura interi borghi, come Gesualdo o Frigento. Insieme ad essi, ecco, lentamente e progressivamente, sorgere i piccoli centri medievali antichi, arroccati a ridosso dei castelli stessi, nati a seguito dell’abbandono progressivo delle pianure, quelle pianure che, come vedremo, erano state il luogo naturale di insediamento umano nell’antichità. Ciò che resta di questi borghi ci narra di vita quotidiana, di abitudini e mestieri non del tutto perduti, di sistemi costruttivi singolari, basati su un unico materiale: la pietra, cavata in loco e lavorata da abili intagliatori, gli stessi utilizzati per la costruzione delle rocche. Infine castelli che ci tramandano leggende ancora non ben chiare, forse tinte di giallo, come la vicenda di Carlo Gesualdo, principe Venosa, musicista e compositore arcinoto per i madrigali che incantarono ed incantano gli appassionati di musica di tutto il mondo, autore di un delitto efferato ma anche animo travagliato dall’angoscia e dal pentimento che ne conseguì. Una vicenda interiore che divenne linfa vitale per la sua vena artistica, una vicenda che suo malgrado coinvolse la nobiltà locale, riunita intorno al suo principe nel borgo antico di Gesualdo. Tra le tante ipotesi da non escludere vi la possibilità di effettuare un itinerario all’interno del parco letterario di Francesco De Sanctis, oltre alla visita dei castelli di caccia federiciani e della Valle d’Ansanto, intrisa dall’ispiratrice di tante leggende “LA MEFITE”: laghetto ribollente che emana esalazioni gassose attraverso piccoli vulcani di fango. Già nota ai tempi dei Romani, citata da Virgilio nell’Eneide, è conosciuta anche come porta dell’inferno; si narra che attorno al laghetto si venerasse Mofeta, la dea pagana, mater della vita e della  morte, venerata dalle popolazioni osce e sannite.

 

LE TERME

In provincia di Avellino sono due i luoghi che ospitano strutture termali, recentemente riconosciute dalla Regione Campania come stazioni termali e inserite all’interno delle attività di programmazione negoziata. I comuni interessati sono Caposele a pochi passi dalla stazione termale di Contursi Terme (Sa), e Villamaina. In entrambi i comuni vi sono diverse strutture termali di buon livello, con centro benessere, ristorante ed albergho. I borghi sono facilmente raggiungibili e le attività di ri-generazione del corpo sono integrabili con gli itinerari gastronomici, religiosi, culturali e naturalistici.

 

LA CERAMICA

E’ difficile immaginare la reale importanza che la ceramica ha avuto nella storia dell’uomo, difficile da comprendere per noi contemporanei, abituati da tempo alla plastica usa e getta, senza riflettere sul fatto che in passato uno solo materiale veniva utilizzato per “contenere” derrate, alimenti, liquidi e quant’altro. La storia della ceramica, quindi, è prima di tutto la storia dell’uomo, delle sue continue fatiche quotidiane, della sua creatività, della sua capacità di inventare nuove forme per funzioni simili, di ideare decorazioni e colori presi in prestito dalla natura, dalla terra, di ricercare l’argilla migliore, di depurarla, di lavorarla con pazienza.

Questa storia ci viene raccontata dai ritrovamenti di Carife, dalle splendide ceramiche lì rinvenute, testimonianza di scambi continui commerciali con il versante adriatico; si conservano innumerevoli pezzi della ceramica sigillata di Aeclanum, prettamente funzionale, ma non per questo meno bella, delle splendide ceramiche medioevali di Ariano Irpino, con la tricromia verde-bruno-giallo, che ancora oggi i maiolicari arianesi prediligono nelle loro produzioni.

E’ facile riconoscerla la maiolica arianese, e’ facile anche quando la si ritrova lontano dall’irpinia, nei musei italiani ed europei, e’ facile perché i suoi colori, le sue forme ci rimandano ad una comune identità, un’identità fatta di terra gialla, ricca di ocra, fatta di forme per il vino e per l’acqua.  Le belle brocche, a segreto della migliore tradizione popolare, rappresentano un’identità fatta di storia lunga millenni, una storia di contaminazioni venute dall’est e dall’ovest, tutte apportatrici di novità, tutte di passaggio nella nostra terra di transito, in quella terra di mezzo che è, ancora una volta, l’irpinia.

I Comuni, in cui è riconoscibile la qualità della lavorazione della ceramica sono Ariano Irpino e Calitri.  In entrambi è possibile associare alle visite presso le aziende produttrici di maioliche, visite ai musei e alle botteghe artigianali. I paesi di Ariano Irpino e Calitri sono facilmente raggiungibili e l’approfondimento della conoscenza dell’artigianato della ceramica è ben integrabile con gli itinerari gastronomici, religiosi, culturali e naturalistici.

 

SCENE DA UN VIAGGIO ENOGASTRONOMICO

strade dei vini e dei sapori d’irpinia

Un semplice giro nelle cantine vinicole, alcune ricavate in suggestive grotte naturali, è occasione per la scoperta di località inimmaginabili, ma anche di sapori ormai perduti.

L’artigianato gastronomico è qui ancora radicato. Sono numerose, infatti, le botteghe per la produzione di torroni e dolciumi, di pasta fatta a mano, di gustosi salumi, di sapidi formaggi e latticini, di pane casereccio cotto in forni a legna, di profumato olio extravergine di oliva.

Il percorso enoturistico coincide con l’area del territorio ricompreso dai disciplinari dei tre vitigni D.O.C.G.: “Taurasi”, “Fiano d’Avellino” e “Greco di Tufo”, oltre all’area del Carmasciano e dei caciocavalli stagionati in Grotta a Zungoli.

 

TITO LIVIO E LA SUA TAURASIA

Arrivo di venerdì 25/09/2009

Ore 20.00         

Arrivo a Taurasi.

Brindisi di benvenuto presso la sala degustazione del B&B “Il Campanaro” all’interno del centro antico, presentazione del programma e delle escursioni. Cena presso un Agriturismo della Valle del Calore con degustazione dei vini Irpini DOCG - Fiano, Greco e Taurasi.

Sistemazione all’interno del centro antico di Taurasi nelle strutture convenzionate.

 

Primo giorno  sabato 26/09/2009

Ore 9.30           

Visita guidata del Centro storico di Taurasi: le porte della città, il castello medioevale e le antiche cantine dei palazzi del centro storico, i punti panoramici, il museo archeologico e il Palazzo Baronale, sede dell’enoteca Regionale.

Ore 11.00         

Passeggiata tra i filari dei vigneti secolari della Valle del Calore.

Ore 12.00         

Visita guidata della cantina storica di Taurasi di Antonio Caggiano. Poeta e fotografo di una terra che sa dare grandi vini. Dopo la visita degustazione guidata dei vini dell’azienda.

Ore 14.00

Pranzo a Gesualdo, presso l’Osteria d’Italia Slow Food Chiocciola 2009 “ La Pergola”.

Ore 17.30

Arrivo a Mirabella Eclano, visita Guidata dell’area archeologica dell’antica città romana Eclanum e degustazione di prodotti della Terra, della Comunità del cibo di Terra Madre della Valle del Miscano: Pecorino di Laticauda, Pane di Montecalvo, Pomodorino di collina e olio extravergine d’oliva Ravece.

Ore 19.30

Prima di recarsi a cena chiacchiere, commenti e relax con aperitivo presso la pasticceria Ciotola di Grottaminarda.  

Ore 21.00

Cena a Melito Irpino, Osteria d’Italia Slow Food chiocciola 2009 “Antica Trattoria Di Pietro”, intrattenimento musicale con i cantori della Valle dell’Ufita.

Ore 24.00 Rientro e sistemazioni nelle strutture ricettive di Taurasi.

 

Secondo giorno domenica 27/09/2009

Ore 9.30

Partenza verso Zungoli, teatro naturale di case arroccate su di un costone tufaceo. Visita guidata del Centro storico, le piazze, i palazzi nobiliari, il Castello. Escursione gastronomica all’interno delle grotte di stagionatura del caciocavallo Irpino e di quello Podolico. Degustazione dei caciocavalli all’interno della ex osteria di paese – piccolo museo enoalimentare. All’interno del museo, racconto della produzione di olio d’oliva extravergine di Ravece, olio che ha ottenuto la DOP in quest’ultimo mese. Il racconto sarà fatto dai produttori di olio.

Ore 13.00

Partenza verso Scampitella, pranzo all’Osteria dei Briganti, aderente al progetto di Alleanza tra cuochi e Presidi Slow Food. Prima di rientrare distribuzione dei doni della Condotta Slow Food Baronia Valle Ufita.

Ore 17.30 Rientro a Ciampino

 

L’IRPINIA È

-la natura incontaminata, i cromatismi della vegetazione a volte lussureggiante a volte amena, le acque cristalline che sgorgando fresche e rigogliose dalle sorgenti trasmettono serenità, pace e tranquillità.

 

-un’ospitalità sincera dove ogni formalità è bandita, dove è possibile passeggiare tra i vigneti e vedere “come si fa” il, vino, lasciarsi inebriare dai profumi del vino nelle botti di cantine vecchie e nuove, di cui è ricco il territorio.

 

-partecipare alla raccolta delle olive ed “accompagnarle” nel vicino frantoio, per poi assaporare l’olio novello su di una croccante fetta di pane cotto a legna.

 

-ammirare i pascoli e bere un buon bicchiere di latte; intrecciare spighe di grano ed assaporare le paste fresche lavorate a mano, negli accoglienti agriturismo della zona.

 

-un territorio, ricco e generoso, perfetto connubio tra natura e gastronomia, forte non solo di un patrimonio inestimabile di prodotti di pregio, ma anche dell’innato senso di ospitalità della gente che ti accoglie come un vecchio amico.

 

A cura della Condotta Slow Food Baronia e Valle Ufita

Fiduciario Franco Archidiacono

 
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