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È un
grande locale quello che vede impegnata la famiglia Pagliarulo
al completo. La grandezza si misura nella capienza del
ristorante, nella qualità del servizio e nelle proposte di un
menù che subisce incessanti variazioni, pur mantenendo saldi i
legami con la tradizione. Ed è proprio sul menù che vogliamo
soffermarci più a lungo. Il lavoro di ricerca e di recupero,
infatti, ha portato a scovare un incredibile numero di piatti
tipici (55 i primi e 36 i secondi) proposti con cadenze
stagionali o, addirittura, settimanali. Lodevole, poi,
l'iniziativa di proporre tutti i sabati un viaggio nella
gastronomia irpina, articolato attraverso una ventina di tappe.
Fra le pietanze della stagione fredda troverete la verza con
maiale, i peperoni ripieni e patate al sugo, la zuppa o la pasta
con fagioli e cotiche, le lagane con ceci o cicerchie, il
soffritto di maiale, la salsiccia con peperoni sott'aceto, la
brasciola (involtino di vitello), l'agnello alla Minicuccio, il
baccalà a la pert'caregna (con peperoni secchi), con peperoni
sott'aceto o al forno con patate. Più adatti alla stagione calda
la ciambotta, i cal'zuncieddr' (ravioli di ricotta), le
orecchiette al forno, la m'nestra acchiatizza (con verdure
primaverili), lo spezzatino di capretto e il pollo ruspante
rosolato. Questo elenco è per forza di cose ridotto, non
comprendendo che una minima parte dell'offerta gastronomica di
Minicuccio. Ripetiamo, dunque, che le ricette si rifanno alla
tradizione, e concludiamo dicendo che le paste sono tirate a
mano e i dolci di fattura casalinga, le verdure dell'orto e le
materie prime scelte accuratamente. Può bastare? Accompagnano il
pasto un buon Aglianico locale e alcune DOC Irpine e campane di
qualità. |