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A metri 650 s.l.m. troviamo Vallesaccarda, piccolo centro agricolo, su un'estensione territoriale di ettari 1.424. 

 

E' parte integrante dell'Appennino Irpino, la cui particolarità è quella di essere attraversato dal torrente Fiumarella, tributario di destra del fiume Ufita, affluente del fiume Calore, defluente nel mar Tirreno. Un paese che non vanta particolari tradizioni, se non le misteriose origini, che fanno risalire la sua nascita da una cappella di modeste dimensioni dedicata all'Immacolata Concezione.

 

La sua storia è legata a quella della vicina Trevico, della quale fu da sempre frazione.

 

Il  1° luglio del 1958, Vallesaccarda ebbe la sua autonomia e da quell'anno divenne Comune.

 

E' bene adagiato e soleggiato, è circondato da colline ondulate ricche di verde intenso, di germogli e di variopinti fiori nel periodo primaverile ed estivo, mentre nella stagione autunnale - invernale sono piene di colori festosi. Vallesaccarda seguì le vicende storiche dei feudali di Trevico, Trivicum era una città del Sannio nel paese degli Irpini, non lungi dalle frontiere dell'Apulia. Il suo nome ci fu tramandato soltanto da Orazio, che vi dormì (od almeno in una villa nelle adiacenze),  nel  suo ben noto viaggio festivo a Brindisi (Orazio, Sat., 1,5,79).

 

Pare però che essa fosse situata sulla Via Appia o sulla strada frequentata allora da Roma a Brindisi. L'importanza di Vico (così si chiamò l'abitato sino al sec. XVI, poi Vico della Baronia e, solo in epoca più recente, Trevico) si accrebbe al tempo delle invasioni saracene accogliendo i profughi della vicina Sant'Agata, ma soprattutto in età basso-medievale raggiunse una posizione di preminenza divenendo capoluogo dell’omonima, vasta Baronia.Questa, infeudata da Carlo 1° d'Angiò nel 1269 ai de Bruveris, passò agli Ajossa, ai del Balzo nel 1343 e a Consalvo de Cordova nel 1507. Solo nel 1515 l'esteso feudo venne smembrato e Vico passò ai di Loffredo, cui rimase sino alle leggi eversive del 1806.