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Alcuni
dei prodotti tipici della BARONIA e dell'IRPINIA |
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Caciocavallo
podolico
Il caciocavallo podolico è una tipica varietà di formaggio
ricavato da latte bovino dell'omonima razza. Ricco di grassi e
proteine, delicato nell'aroma, dolce se fresco e piccante se
stagionato, ha la caratteristica forma a clessidra e colore giallo
paglierino. Il top della produzione si ha nel territorio di
Montella. Buongustai e gourmet lo consigliano per accompagnare
aperitivi, come raffinato contorno durante il pasto (soprattutto
se accompagnato da un robusto e corposo vino rosso) e, infine,
come piacevole dessert che concluda un ricco e succulento pasto
della robusta gastronomia irpina. |
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Carmasciano
Il carmasciano è uno dei formaggi più
tipici, unici e caratteristici dell'Irpinia, e prende il nome
dall'omonima contrada, che si trova a 1.000 metri di altezza nel
territorio dell'Alta Irpinia. Prodotto unicamente con latte della
razza ovina che pascola in quel territorio, prendendone i
particolari aromi, è soggetto ad una lavorazione che segue
antichissimi metodi, avvalendosi anche dell'olio extravergine
d'oliva e dell'aceto per essere poi sottoposto ad una stagionatura
che si protrae anche per due anni. E' un gustoso componente di
antipasti e soddisfa anche come delicato dessert, oltre a
costituire un originale souvenir per i visitatori. |
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Castagne
La castagna è tra i prodotti irpini più noti e di qualità, ma
anche il più versatile per l'impiego sia in cucina e sia in
dolceria. Diffusa su tutto il territorio, ha il top
dell'eccellenza nell'area del Terminio, e più precisamente a
Montella, ma anche a Serino. In cucina trova un largo uso nella
confezione di numerose zuppe, in pasticceria è alla base di
marmellate, dolci, gelati e marrons glacés. I buongustai
l'apprezzano fresca (caldarrosto, lessate con buccia e senza) e
secca (soprattutto nella varietà "castagna del prete"). Il suo
impiego coincide in Irpinia con quella cucina nota come "povera",
ma "ricca" quanto ad alimentazione sana, genuina e squisita. |
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Legumi
I legumi costituiscono la base di molti piatti della gastronomia
irpina. Ceci, fagioli, fave, piselli e cicerchie fanno parte dei
prodotti della tradizione contadina dell'intero territorio e
trovano largo impiego nei primi piatti, sia “assoluti”
(soprattutto zuppe) e sia con la pasta, perlopiù fresca e fatta a
mano. L'estro delle massaie, tramandato di generazione in
generazione, ha trovato modo di esprimersi in una lunga lista di
preparazioni, talvolta con abbinamenti insospettati, che, però, si
rivelano perfettamente riusciti in piatti molto gustosi, e che
variano da zona a zona, seguendo le antiche tradizioni della
cosiddetta “cucina povera”. |
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Mela
annurca
Le mele, della varietà "annurca", sono un frutto tanto antico
dell'intera Campania da essere connaturato al suo territorio.
L'Irpinia l'annovera tra i suoi prodotti tipici. Di colore rosso
striato, consistente, croccante nella polpa, succosa e aromatica,
la "mela annurca", col nome che deriva dalla definizione "orcula"
datale da Plinio il Vecchio, compare negli affreschi pompeiani che
ne testimoniano così la sua antica coltivazione. Colte, come
vuole l'originaria usanza, ancora verdi, sono poste a maturare sul
"meleto": un letto di paglia a contatto col terreno, dove la polpa
si trasforma in fruttosio e l'esterno acquista il caratteristico e
inconfondibile colore. |
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Insaccati
Gli insaccati costituiscono un lauto paniere della produzione
tipica dell'Irpinia, dove l'allevamento dei suini ha antiche
radici e tradizioni e segue modelli ecologicamente compatibili,
mentre la lavorazione si attiene a quei metodi naturali e
tradizionali che garantiscono un'igienica alimentazione.
Capicolli, salami e prosciutti ne sono i più gustosi componenti,
ma non vanno sottovalutate le salsicce, fresche e stagionate, che,
coi primi, sono alla base di antipasti e secondi piatti, come, per
esempio le "salsicce all'avellinese", esaltate nel gusto da
generoso peperoncino piccante e sulle quali è indicate un robusto
vino rosso. |
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Funghi
I funghi, non quelli di coltivazione, ma quelli spontanei e
naturali, e pertanto più gustosi ed aromatici, sono diffusi su
tutto il territorio irpino grazie alla flora della sua natura
incontaminata. La raccolta dei funghi nel sottobosco, così come
quella delle fragoline, impegna molti appassionati, ma è anche
sottoposta a precise norme per la salvaguardia del loro habitat.
La varietà dei "porcini" è utilizzata nella preparazione di
numerosi primi piatti, ma anche nella confezione di secondi
piatti, come "tagliatelle ai funghi porcini" e "agnello ai
funghi". Oltre che freschi, sono ottimi e trovano altrettanto
impiego secchi, nei mesi con scarsa piovosità. |
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Latticini
I latticini, bovini, ovini e caprini, sono un'autentica specialità
dell'Irpinia, anche se i più noti sono quelli di Montella. Freschi
ed a pasta filante (fior di latte o mozzarella) e ricotte fresche,
costituiscono da soli ottimi secondi ed entrano negli ingredienti
di numerose ricette. La ricotta "salata" fa parte, con gli
insaccati, del classico "affettato" che è servito nel menù
pasquale, mentre secca è impiegata come condimento della pasta,
non come sostituto del formaggio grattugiato, ma come tradizionale
aromatizzazione di primi piatti a base di pasta fresca fatta a
mano e con farina di grano duro |
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Mais
Il mais, o grano turco, è tipico e caratteristico dei panorami
campestri dell'Irpinia, sia per ricavarne mangime per gli animali
da cortile e sia - ma forse si dovrebbe dire soprattutto - per
l'impiego in cucina. Sono numerosi, infatti, i tradizionali piatti
confezionati con la farina di mais, impastata con acqua e sale e
cotta sotto forma di "pizza" col nome prevalente di "mallone" o,
più semplicemente, "pizza di granone" (in qualche caso "raurigno").
"Mallone sciatizzo" è la focaccia di mais con erbe selvatiche,
prende il nome di "mgliazzo" (o migliaccio) se con uva passa e
grasso suino, "menesta e pizza ionna" con verdura e peperoncino. |
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Nocciòle
Le nocciòle, nelle varietà "avellana" e "mortarella", sono uno dei
prodotti tipici dell'Irpinia e, in particolare, del Vallo di Lauro
e Baianese. Apprezzate dappertutto per la loro qualità, trovano un
largo impiego in pasticceria e in gelateria, nella preparazione di
torrone e cioccolatini e, infine, nella gastronomia dell'Irpinia
che la utilizza per il condimento degli originali primi piatti
confezionati con la pasta fresca fatta a mano con farina di grano
duro: un'autentica e gradevole "scoperta" per quanti vogliano
conoscere una cucina diversa, caratteristica e dalle mille
sorprese in una terra che conserva antiche tradizioni. |
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Noci
La coltivazione delle noci è tradizionale dell'Irpinia, ma
altrettanto caratteristici sono i noci al margine delle fattorie
agricole, piantati per l'ombra che il loro denso fogliame assicura
nelle ore più assolate dell'estate. La raccolta avviene, a
settembre, per "bacchiatura", percuotendo i rami con un bastone e
in quel mese consumate fresche. Conservate e secche fanno parte
della tradizione natalizia, ma vengono impiegate anche in
pasticceria e in cucina, in questo caso per piatti tipici come le
"tagliatelle al sugo di noci". La parte molle esterna è impiegata
per il tipico liquore digestivo noto col nome di "nocillo". |
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Olio
d'oliva
L'olio, che dev'essere rigorosamente DOP ed extravergine d'oliva
dei territori collinari dell'Irpinia, è il principale condimento
della gastronomia della provincia di Avellino. Va impiegato e
consumato crudo per insalate o per piatti "freddi", cotto in
pentola con carni e ortaggi, fritto in tutte le altre occasioni.
E', soprattutto, il condimento grasso ideale che caratterizza
l'Alimentazione Mediterranea, che scienziati e dietisti indicano
come la più igienica e salutare, in grado di contrastare le
cosiddette "malattie moderne", dall'ipercolesterolemia ai disturbi
del sistema cardiocircolatorio: un aforisma, se si vuole,
dimostrato dalla ricerca scientifica. |
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Pasta
La pasta, piatto-base dell'Alimentazione Mediterranea, è
caratterizzata in Irpinia dall'essere fortemente ancorata alla
tradizione che la prepara fresca, "fatta a mano" e rigorosamente
con farina di grano duro. Le forme sono diverse, variano in
genere da una zona all'altra, ma possono essere tutte ricondotte
nei primi piatti di "lagane", "tagliolini", "cecatielli",
"matasse", "strenghe", "cavatelli", "orecchiette" e "gnocchi",
conditi in vario modo: con sugo di carne di maiale o di agnello,
con salsa di pomodoro, con funghi e talvolta con tritato di noci o
nocciòle fritto in olio extravergine d'oliva. |
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Ortaggi
Gli ortaggi (verdure, peperoni, melanzane, pomodoro, scarole,
bietole, zucche, zucchine, cime di rapa, fagiolini, patate,
cicoria) hanno in Irpinia caratteristiche organolettiche tipiche e
uniche, ed entrano nella preparazione di numerosi piatti
caratteristici e tradizionali, che si rifanno all'antica cultura
contadina e pastorale. E' il caso di "scarola imbottita",
"minestra di Calabritto", "tirata alla maniera di Lioni",
"minestra maritata", "rape e patate", "peperoni di Fontanarosa" e
"pizza con le bietole", piatti che possono essere gustati nei
numerosi punti di ristorazione sparsi sul territorio. |
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Ciliegie
Le ciliegie si caratterizzano in Irpinia per una grande varietà e
per una produzione che da sola copre un quarto di quella della
Campania. Turgide, sode e d'intensa colorazione si distinguono in
"palermitane" (nel territorio di Montoro e Serino), "del monte"
(nel Vallo di Lauro e Baianese), "tenta" (a Serino), "maiatica"
(nel territorio di Tauràsi) e infine, le più diffuse, "signora",
"imperiale" e "pagliaccio". Molto e gradevolmente zuccherine,
armonicamente acidule di fondo, tutte le varietà sono consumate
non soltanto come frutta da pasto, ma anche candite, sotto alcool
e nei cioccolattini "nudi" o "boeri". |
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