|
SEMI RARI NEL PROGETTO "ORTO SCOLASTICO"
Castel Baronia, 15 febbraio 2007 - Dall’eremo
camaldolese di Visciano agli orti scolastici di
Castelbaronia e Carife. Sementi di fagioli e
piantine di origano di diversa qualità sono state
fornite ai ragazzi coinvolti nell’interessante
progetto “Orto scolastico: zolle di cultura,
relazione e socializzazione”, dai missionari della
divina redenzione dell’eremo del nolano.
Costruito nel 1600 dai camaldolesi per la
clausura, nella splendida cornice della campagna
nolana, l’eremo è oggi gestito dai missionari
redentoristi ed è inserito nel circuito Slow food.
Preziosi i semi prodotti e utilizzati dai monaci
che trasformano i frutti del vasto terreno
coltivato in prodotti agricoli di alta qualità.
Grappa, acquavite, marmellate, olio e ortaggi sono
il fiore all’occhiello della produzione.
I giovanissimi “ortolani” della Baronia hanno
dunque a disposizione preziosi e rari semi che
dovranno ora coltivare con cura.
La ricerca di semi e l’attenzione alle particolari
tecniche di coltivazione consentono all’istituto
comprensivo “P.A. Martini”, guidato dal dirigente
scolastico Valentino Stanco, di guardare, con un
pizzico di ambizione, alla possibilità di
rientrare nel grande progetto che slow food sta
lanciando in tutto il mondo: un catalogo di semi
sul web per battere la biopirateria.
I ragazzi della Baronia potrebbero, infatti,
descrivere le sementi che appartengono alla
cultura rurale del territorio e pubblicarle,
garantendone la protezione e l’esclusività.
Le prospettive di crescita del territorio che
derivano da tale iniziativa, dimostrano la
validità dell’idea alla base del progetto
ScuoleAperte voluto dall’assessorato regionale
all’istruzione guidato da Corrado Gabriele,
nell’ambito del quale è stato finanziato il
progetto “Orto scolastico”.
L’istituzione scolastica si apre al territorio e
le giovani generazioni diventano le protagoniste
del futuro della propria terra e le sostenitrici
di una unicità che fa distinguere e brillare nel
grigiore standardizzato del mondo globalizzato.
L’ufficio stampa
Precedente | Successiva
|